Chi siamo? Due ragazze, due studentesse, due amiche, due cooperanti. Tutto è iniziato in Marocco nell'Aprile 2010: il nostro era un viaggio di studio della lingua e della cultura locali. Sono bastati tre mesi in loco e l'embrione del Progetto Iminougni è stato concepito.
Questo progetto è frutto di un'esperienza di campo in un piccolo villaggio, chiamato per l'appunto Iminougni (da pronunciare con la g dura) o meglio conosciuto nella zona come village noir, caratterizzato da piccole case fatte di pietre, sassi, fango e legno. Circondate da aguzze vette nel bel mezzo della catena montuosa dell’Alto Atlante, tali case sono abitate da una particolare popolazione, quella berbera, che nel corso dei secoli si è stanziata e sviluppata anche in tanti altri villaggi più o meno dispersi “a macchia”. Dalle nostre ricerche ed interviste Iminougni è risultato essere uno dei villaggi più poveri, sprovvisto di una rete stradale, di elettricità, di una qualsiasi infrastruttura sanitaria, di un souk (mercato) e quant’altro la nostra visione occidentale possa immaginare. In questa realtà, sono le donne e i/le numerosi/e figli e figlie a gestire la quotidianità, caratterizzata da un forte senso di condivisione che permette, nonostante gli uomini siano a lavorare nelle città più lontane e progredite, che la vita del villaggio continui, giorno per giorno. Durante la nostra esperienza di campo, ci siamo rese conto quindi dell’esistenza di una forte realtà matriarcale, assoggettata però a un maschilismo che considera la donna un oggetto che nella vita non ha e non avrà alcuna possibilità di riscatto e di progresso.
Ma un processo di cambiamento si sta sempre più radicando: l’esistenza di una piccola struttura scolastica, frequentata da circa due anni da tutti i piccoli e dagli adolescenti del villaggio, maschi e femmine indistintamente, seguiti/e da due insegnanti, rappresenta la “chiave” per superare le differenze di genere e l’ignoranza che sono sempre state qui presenti, di generazione in generazione.
La piccola scuola è stata un’iniziativa di Luigi, un fotografo italiano di San Sepolcro, che toccato profondamente dall’esperienza di viaggio nel villaggio di Iminougni, ha deciso una volta tornato in Italia di impegnarsi in una raccolta fondi per farla costruire. Con l’aiuto di altri artisti è riuscito ad organizzare un’esposizione fotografica che è stata così gradita da coinvolgere il pubblico ed attualizzare la cifra auspicata, 5.000 Euro!
Ora, vogliamo prendere l’esempio di Luigi e riproporlo per un nuovo progetto: la costruzione di un bagno nei pressi della piccola scuola ovvero un progetto di educazione all’igiene prima che le condizioni di vita dei bambini e delle bambine frequentanti la scuola si trasformino in emergenza. In tutto il villaggio sono soltanto tre le case dotate di una buca scavata nel suolo con la funzione di “water”. Il nostro obiettivo è quello di insegnare agli uomini del villaggio, tramite l’aiuto di chi nelle vicinanze ha già realizzato questo tipo di lavoro, a costruire un sistema di canalizzazione facilmente riproducibile anche nelle case. In questo modo, le famiglie stesse potrebbero eventualmente usufruire di un servizio igienico utile e necessario. Gli alunni e le alunne, primi/e beneficiari/ie di questo progetto, potrebbero così diventare i promotori di un’importante forma di sviluppo anche nelle proprie case.
ciao giulia, complimenti e auguri per quello che fai, io vado al villaggio nero ad agosto, e conto di portare delle felpe ai bambini per l'inverno.
RispondiEliminaun saluto e un abbraccio Massimo
Ciao Ragazze, ero li con voi al vostro fianco durante il progetto, ho assistito alla sua nascita e condiviso con voi il viaggio piú intenso che abbia mai fatt... con un misto tra commozione e tristeza per non poter essere li con voi ora e vedere dal vivo il primo importantissimo risultato, vi mando un abbraccio, un in bocca al lupo gigante, una promessa di supporto per qualsiasi cosa abbiate bisogno e il mio personale "son orgogliosa di voi!!"
RispondiEliminaUn abbraccio suine dieli...Elena